Feralpisalò esempio di successo per il calcio italiano

20-06-2018

#feralpisalò

SALÒ - L’impegno è stato riconosciuto e applaudito. La Feralpisalò ha ricevuto nella giornata di oggi il Premio “Sport e Legalità”. Tale riconoscimento, degno di risalto nazionale, è stato consegnato al Presidente Giuseppe Pasini in rappresentanza della Feralpisalò nell’ambito dell’evento che si è svolto presso la Sala Giunta del CONI a Roma. I lavori sono stati presieduti dal Dott. Francesco Ghirelli, presidente del Premio, e moderati dal giornalista Marino Bartoletti. Erano presenti anche il Presidente della Lega Pro Gabriele Gravina e il vicepresidente dell’UEFA Giancarlo Abete.


“Il calcio è innanzitutto qualcosa che unisce”. Inizia così la lectio magistralis del Presidente Giuseppe Pasini, introdotto dal professor Achille Fornasini dell'Università di Brescia, chiamato non solo a ritirare il Premio ma anche a spiegare come la Feralpisalò in nove anni di vita è riuscita ad affermare quello che è un modello e, per il numero uno gardesano, un vero e proprio orgoglio che parte da una linea che inizia ben prima della fusione del 2009:


«Il territorio è stato uno dei cardini della nostra attività. Uno dei punti fermi in tutto quello che già il Gruppo Feralpi ha voluto tracciare nel suo ramo di impresa, e che è stata in seguito trasferita al mondo sportivo. Al mondo del calcio. Nell’anima del Club non ci sono Salò e Lonato del Garda, ma si racchiude il territorio di tutto il Garda bresciano. Un bacino di quasi 100mila persone che dalla Valsabbia alle rive di Desenzano è al centro dei nostri progetti sportivi ed extra-sportivi».


Una delle mission è sempre stata chiara. E ne parla apertamente il Presidente Pasini, condividendo i meriti con chi si impegna direttamente sul campo:

«Trasmettere valori è quanto di più importante possa fare una società sportiva. Ce n’è tanto bisogno. E non può essere un lavoro che fa un Presidente. Certo, si può dettare una linea, ma questa linea deve essere seguita, supportata. E soprattutto condivisa. Anche in questo caso l’aspetto della condivisione è fondamentale. La nostra struttura vanta oltre 550 tesserati e circa 80 elementi tra allenatori, preparatori, accompagnatori e collaboratori. Non è facile riuscire a far passare questo messaggio. Proprio per questo la Società è vicina ai suoi tesserati e alle loro famiglie, testimoniando la propria presenza, non come entità astratta, bensì relazionandosi costruttivamente con i dirigenti e i responsabili che hanno costantemente il polso della situazione, dimostrando sensibilità verso le problematiche, e seguendo le indicazioni che gli vengono affidate. Abbiamo avuto la fortuna di trovare persone adeguate al percorso intrapreso, e che hanno scelto di seguire questo nostro progetto sportivo». 

Il Presidente Pasini, nell’ambito del suo discorso, spiega anche cosa spinge la Feralpisalò a stabilire un percorso non solo sportivo ma anche di formazione valoriale:

«Non tutti diventeranno calciatori, ma tutti diventeranno uomini. E proprio da questa convinzione abbiamo tracciato una linea. Un percorso che possa permettere ai nostri ragazzi non solo di potersi esprimere nel modo migliore, all’interno di strutture adeguate alla loro maturazione sportiva, ma anche di crescere nell’ambito della propria personalità. Coltivare questi valori è un altro modo per restituire qualcosa di concreto a un territorio che ci supporta».

Uno dei progetti che ha catalizzato l’attenzione, tale da concorrere in misura importante nell’assegnazione del Premio “Sport e Legalità” è stato “Senza di me che gioco è?”, ovvero la scuola calcio dedicata a bambini e ragazzi con disabilità. Di questo ha parlato la dottoressa Isabella Manfredi, vicepresidente e supervisor del progetto, che nell’occasione ha ribadito qual è stata l’idea di origine che ha mosso la Feralpisalò:

«La Feralpisalò ha voluto estendere il suo ramo di attività e aprirsi anche in favore di tutti quei ragazzi a cui la vita e la natura hanno riservato abilità diverse. Abilità che si pensava non permettessero loro di andare a giocare a calcio e di vestire una maglia ufficiale, non di quelle acquistate nello store del Club, ma con il pieno valore dell’essere rappresentativo di quei colori. Abbiamo abbattuto questa barriera. Non architettonica, ma di sostanza e di concetto. Perché lo sport è una sfida, che si traduce spesso in un ostacolo da superare, ma è tutto fuorché divisione o impedimento. Abbiamo solo scritto la nostra storia in un modo nuovo. In tanti hanno voluto dedicarsi a dare un luogo dove poter esprimere le proprie passioni anche a chi non poteva competere per quel tipo di calcio che siamo abituati a vedere in televisione. Bé, noi facciamo parte di quel tipo di calcio, ma quel tipo di calcio non era ancora pronto per includere chi aveva abilità diverse. È per questo che noi, nel 2015, abbiamo iniziato a porre le basi per qualcosa che potesse fin da subito essere riconosciuto, credibile, replicabile. Un modello. Il nostro risultato però, a differenza del mero significato intrinseco all’attività sportiva, vuole costituire un successo  non solo per noi ma per tanti. Abbiamo lavorato non per trarne un vantaggio diretto ma per permettere ad altri ragazzi di ottenere emozioni pari o superiori a quelle di chi, e parliamo di oltre 550 ragazzi, è già con noi in altre categorie. Lo abbiamo fatto con l’obiettivo di estendere il concetto di divertimento e gioco anche a chi, come loro, vive per questo. Ed è così che il nome del progetto è in realtà una domanda: “Senza di me che gioco è?”. Un quesito che fa riflettere sull’idea, spesso sopita e trascurata, che lo sport sia prima di tutto un gioco».